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Ed è subito sera
[da Acque e terre (1930)]
Ognuno sta solo sul cuor
della terra
trafitto da un raggio di
sole:
ed è subito sera.
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Lamento per il Sud
[da La vita non è sogno (1946-1948)]
La luna rossa, il vento,
il tuo colore
di donna del Nord, la distesa
di neve …
Il mio cuore è ormai su queste praterie,
in queste acque annuvolate
tra le nebbie.
Ho dimenticato il mare,
la grave
conchiglia soffiata dai
pastori siciliani
le cantilene dei carri
lungo le strade
dove il carrubo trema nel
fumo delle stoppie,
ho dimenticato il passo
degli aironi e delle
gru
nell’aria dei verdi altipiani
per le terre e i fiumi
della Lombardia.
Ma l’uomo grida dovunque la sorte d’una patria.
Più nessuno mi porterà
nel Sud.
Oh, il Sud è stanco di
trascinare morti
in riva alle paludi di
malaria,
è stanco di solitudine,
stanco di catene,
è stanco nella sua bocca
delle bestemmie di tutte
le razze
che hanno urlato morte con l’eco dei suoi
pozzi,
che hanno bevuto il sangue
del suo cuore.
Per questo i suoi fanciulli
tornano sui monti,
costringono i cavalli sotto
coltri di stelle,
mangiano fiori d’acacia lungo le piste
nuovamente rosse, ancora
rosse, ancora rosse.
Più nessuno mi porterà
nel Sud.
E questa sera carica d’inverno
è ancora nostra, e qui
ripeto a te
Il mio assurdo contrappunto
di dolcezze e di furori,
un lamento d’amore senza amore.
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Alla nuova luna
[da La terra impareggiabile (1955-1958)]
In principio Dio creò il
cielo
e la terra, poi nel suo
giorno
esatto mise i luminari
in cielo
e al settimo giorno si
riposò
Dopo miliardi di anni l’uomo,
fatto a sua immagine e
somiglianza,
senza mai riposare, con
la sua
intelligenza laica,
senza timore, nel cielo
sereno
d’una notte d’ottobre,
mise altri luminari uguali
a quelli che giravano
dalla creazione dle mondo. Amen.
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Dolce primavera
[da Il fiore delle Georgiche (Georgiche di Virgilio)]
Alle selve, alle foglie
dei boschi è dolce
primavera;
a primavera gonfia la terra
avida di semi.
Allora il Cielo, padre
onnipotente, scende
con piogge fertili nel
grembo della consorte,
ed immenso si unisce all’immenso suo corpo,
e accende ogni suo germe.
Gli arbusti remoti
risuonano
del canto degli uccelli,
e gli armenti ricercano
Venere,
e i prati rinverdiscono
alle miti aure di
Zèfiro.
Ed i campi si aprono; il
tenero umore si
sparge
dovunque, ora i germogli
si affidano al nuovo
sole.
E il tralcio della vite
non teme il levarsi
degli austri
né la pioggia sospinta per l’aria dai larghi
aquiloni,
ma libera le gemme e spiega
le sue foglie.
Giorni uguali e così luminosi
credo brillarono
al sorgere del mondo: fu
primavera, allora:
primavera passava per la
terra. Ed Euro
trattenne il soffio gelido
quando i primi
animali bevvero la luce,
e la razza degli
uomini
alzò il capo nei campi
aspri, e le belve
furono spinte nelle foreste
e le stelle nel
cielo.
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