La concezione della natura in Pascoli
La poetica delle cose
La rappresentazione della natura in Pascoli va al di là dell’idillio o della georgica: è una grande metafora di un mondo invisibile che il poeta riesce a portare alla luce.
La natura allora non è un semplice scenario, ma un organismo vitale e dinamico da cui scaturisce simultaneamente la poesia che si trova nella realtà stessa (→ la "poetica delle cose"), senza aggiungere ad essa delle costruzioni immaginarie.
La poesia, infatti, non è invenzione, ma scoperta, intuizione, emozione del poeta-fanciullo: tutte le cose della natura e della realtà meritano l’attenzione del poeta-fanciullo.
L’idealizzazione della vita campestre
Altro aspetto della natura pascoliana è quello rasserenante, con i suoi cicli stagionali, il lavoro agreste che si ripete come un rito liturgico, la sua serenità e semplicità. È, insomma, un mondo protetto dalla storia e dalla società →Myricae, Canti di Castelvecchio, Poemetti.
Ispirazione ai modelli classici: → Virglio e Orazio, più che ad un’analisi storica, in quanto Pascoli non riproduce la realtà di miseria e abbrutimento delle campagne emiliane del XIX secolo; non accenna alla tristi condizioni di vita dei contadini, all’analfabetismo, al cattivo nutrimento.
Tutto ciò, infatti, viene rimosso perché "impoetico", artisticamente brutto.
Socialismo e umanitarismo
Sulla base di queste premesse, il suo essere socialista, in assenza di una qualunque riflessione sociale sulle masse e sul mondo del lavoro contadino, è più di cuore che di mente → è socialismo umanitario, più che presa di posizione politica, → è l’utopico desiderio di una conciliazione fraterna dell’umanità e dell’abolizione delle classi sociali.