Pascoli e il Novecento
Negli ultimi anni dell’800 si vanno sgretolando:
→ i miti della società liberale e insieme anche l’ideale Risorgimentale;
→ il mito dell’internazionalismo, soppiantato dagli interessi particolaristici degli Stati nazionali;
→ il mito del positivismo scientifico;
→ il mito della borghesia, come forza sociale nuova, propulsiva, sana.
Condizioni queste che portano ad un tentativo di fuga dalla realtà e all’accentuarsi negli intellettuali di una sensibilità "decadente". Ne sono espressione:
- l’estetismo e la ricerca del bello;
il superomismo;
l’accentuarsi della "minaccia" socialista e i tentativi di porvi freno;
la frattura dell’intellettuale dalla società →intimismo; → crepuscolarismo; → ritorno ai classici.
Pascoli tenta inizialmente la strada dell’impegno, poi, deluso e disilluso, si rifugia in un atteggiamento introspettivo, affidandosi alle sensazioni come agli unici significati possibili e riducendo la poesia ad una sorta di pittura (alla maniera degli impressionisti) che colga l’attimo, il particolare, l’emozione.
La sua poesia va alla ricerca di una "sfera di meraviglia quasi primigenia", si intreccia ad una selva di simboli oggettivi, una metafisica del non significabile., nel rifiuto di ogni possibile motivo didascalico, epico, storico.
Il suo nuovo linguaggio vuole essere soprattutto interiore grazie ad un sistema espressivo che va dalla sintassi analogica a quella delle equivalenze oggettive.
La poetica delle cose, del particolare, si intreccia con una chiara preoccupazione di definire lo specifico della poesia, distinguendolo, via negationis, dalle altre attività: la poesia
→ non è razionalità;
→ non procede per sillogismi;
→non tende a convincere la mente secondo ragionamenti logici;
→ non è moralità;
→ non tende a persuadere la volontà di chi legge o ascolta.
La poesia vede tutto con meraviglia, tutto come fosse la prima volta. Non sta nel ritmo né nella rima, ma in una improvvisa rivelazione del mondo, che rinasce ogni volta.
La poesia è educativa non per i contenuti didascalici, ma in sé stessa → l’impoetico è anche il male.
Nell’ambito del panorama letterario del decadentismo, Pascoli aprì la strada a nuove forme poetiche incentrate sulla libertà della parola, mettendo definitivamente in crisi il classicismo scolastico.

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